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Contare dalla luna nuova, e dove cade la Pasqua

Aprire il mese alla congiunzione o alla prima falce visibile sposta ogni giorno stabilito di uno o due giorni. Ecco che cosa dice il calcolo su quattromila anni.

La regola sembra inequivocabile: il mese comincia con la luna nuova, e il mese I è quello che contiene la prima luna piena dopo l’equinozio di primavera. Pesach cade il 14. Si calcolano le lune nuove, si contano quattordici giorni, ed è fatta.

Non è proprio fatta, perché «luna nuova» può indicare due cose diverse, e la differenza tra le due c’è sempre, e va sempre nella stessa direzione.

Due lune nuove

La congiunzione è l’istante in cui la luna passa davanti al sole nel cielo. È un evento astronomico preciso, calcolabile al secondo per i secoli recenti e più o meno al minuto per l’antichità. In quel momento la luna è invisibile: sta tra noi e il sole, con la faccia illuminata rivolta dall’altra parte.

La prima falce visibile è la prima sera in cui la luna nuova si può vedere davvero: un filo di luce basso a occidente, subito dopo il tramonto. Arriva da uno a due giorni dopo la congiunzione, a volte di più. Quanto più tardi dipende da quanto sole e luna distano nel cielo, da quanto è alta la luna quando il cielo si fa scuro, e dalla latitudine, dalla stagione e dal tempo. Con meno di circa sette gradi tra i due non si vede nessuna falce, per quanto l’aria sia limpida.

Un calendario che apre il mese alla congiunzione e uno che lo apre al primo avvistamento sono sfasati di uno o due giorni, tutto l’anno, ogni anno.

Che cosa dice il calcolo

Il calendario di questo sito usa la congiunzione. Facendolo girare su tutti i 4.001 anni dal 1001 a.C. al 3000 d.C., e chiedendo in quale giorno del mese I cade la prima luna piena dopo l’equinozio:

La luna piena cade ilAnniQuota
I 14210,5%
I 151.53838%
I 161.86046%
I 1758215%

Quasi la metà delle volte cade il 16, e quasi mai il 14. Non è un caso ma uno spostamento costante, e ha una causa semplice: il conteggio parte da qualcosa che nessuno può vedere, circa un giorno e mezzo prima che la luna compaia per la prima volta nel cielo.

Se invece apri il mese al primo avvistamento, tutto si sposta di uno o due giorni più avanti, e quella luna piena torna sul 14 o sul 15: dove sta Pesach.

Il che non equivale a dire quale sia giusto

Il calcolo non risolve la questione. La rende più precisa.

Se ritieni che il giorno stabilito debba coincidere con la luna piena, la distribuzione qui sopra è un argomento a favore della falce: una regola che mette la luna piena sul 14 un anno su duecento è una regola che fa qualcosa di diverso da ciò che sembra fare.

Se ritieni che il mese cominci quando la luna si rinnova (un fatto astronomico, e non un’osservazione che dipende dal tempo, dalla vista e da un orizzonte occidentale sgombro), allora la congiunzione è l’ancoraggio più difendibile, e la luna piena che cade il 16 cade semplicemente lì.

Tutte e due le posizioni sono coerenti. Ciò che non è coerente è sceglierne una e citare date al minuto senza dire quale.

Gli anni al limite

C’è una seconda incertezza, più piccola. Il mese I è fissato dalla prima luna piena dopo l’equinozio di marzo. In 64 dei 4.001 anni quella luna piena segue l’equinozio di meno di mezza giornata. Nel 2019 lo scarto fu di tre ore e quarantadue minuti; nel 1962 di cinque ore e ventiquattro minuti. Nel caso più stretto dell’intero arco, quindici minuti.

In quegli anni la risposta dipende dal fatto che «dopo l’equinozio» si misuri tra istanti, tra giorni civili o tra giorni da tramonto a tramonto, e le tre letture non concordano. Sbagliare sposta l’intero anno di una lunazione, circa ventinove giorni e mezzo. Il calendario segnala quegli anni invece di rispondere in silenzio.

Che cosa fa il calendario al riguardo

Dichiara le sue scelte invece di nasconderle. I mesi si aprono alla congiunzione. «Dopo l’equinozio» si misura da istante a istante. Il tramonto è calcolato per Gerusalemme, e ogni giorno va da tramonto a tramonto. Gli orari sono in Tempo Universale, con ΔT sottratto, il che conta moltissimo per le date antiche: nel 500 a.C. ΔT vale circa quattro ore e tre quarti.

Cambia una sola di queste scelte e le date cambiano. Che è la posizione onesta per un calcolo di questo genere: l’astronomia è certa al minuto, e il computo costruito sopra di essa è un insieme di decisioni che il lettore ha il diritto di vedere.

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